Collezione francobolli
Per un tempo non troppo lungo l’Europa ebbe per me sempre solo due spazi: uno visibile, che potevo conoscere personalmente e un altro, invisibile, che mi era precluso.
Eppure volli portare a casa anche questi luoghi stranieri, perlomeno con oggetti.
C’era la mia pluriennale passione per i francobolli.
Così ricevetti dal mio amico di penna spagnolo,non soltanto francobolli che io potevo
toccare, guardare con stupore, classificare.
No, questi minuscoli dentellati francobolli di carta colorata erano, allo stesso tempo, ilmezzo che mi apriva un mondo nuovo, sconosciuto.
Con loro facevo i miei viaggi dasogno.
Imparavo a conoscere la storia, la cultura, le tradizioni e la politica di questo paese sconosciuto, che così mi diventava sempre più familiare alimentando il mio desiderio struggente di visitarlo, almeno una volta.
Poi più tardi arrivò il primo catalogo di francobolli spagnoli.
Lessi per la prima volta in un libro: Impreso en España.
In verità ancora molti francobolli e cataloghi dovettero viaggiare, prima che finalmente potessi un giorno personalmente conoscere
questo pezzo d’Europa. Naturalmente volli anche incontrare il mio pluriennale amico di penna. Giacché non ci conoscevamo, concordammo di tenere in mano una copia di El Pais, un giornale che io conoscevo già dal tempo del mio relativo essere rinchiusa.
Ora lui, Antonio, era qua, naturalmente davanti al magnifico Palacio de Telecomunicaciones, la Posta centrale di
Madrid, il giornale tenuto con disinvoltura nella mano sinistra, piegato nello stesso
modo.
Il saluto non fu affatto così emozionante, sebbene ci vedessimo personalmente per laprima volta dopo quasi 20 anni.
Ci fu immediatamente una tale familiarità, come se ci fossimo appena lasciati e di nuovo incontrati.
Subito col bus andammo a casa sua, in un quartiere con case a più piani gialloarancio, la cui biancheria stesa, nel mezzo della città,dava un tocco di atmosfera mediterranea.
A casa ci aspettava Manuela, sua moglie, con un’enorme paella valenciana da cui spunta-vano pesci di ogni genere e molluschi. Cosa
facemmo dopo pranzo? Indovinate!
Guardammo francobolli.
Pieno di orgoglio, mi mostrò la sua raccolta che abbracciava, quasi per intero, parecchie annate.
Sullo spazio spagnolo dell’album si stagliava in lettere enormi: República Democrática Alemana.
Si cominciò con francobolli spagnoli e tedeschi.
Poi vennero cataloghi, libri, giornali e per finire viaggi, e con ciò incontri personali con parti d’Europa per me fino ad allora sconosciute.
PS. Ieri ho ricevuto di nuovo posta da Antonio.
Tra l’altro egli scrive che finalmente per sua figlia va molto meglio, ma che è ancora
sotto trattamento medico.
Lei sedeva in uno degli sfortunati treni dell'11Marzo.
Eppure volli portare a casa anche questi luoghi stranieri, perlomeno con oggetti.
C’era la mia pluriennale passione per i francobolli.
Così ricevetti dal mio amico di penna spagnolo,non soltanto francobolli che io potevo
toccare, guardare con stupore, classificare.
No, questi minuscoli dentellati francobolli di carta colorata erano, allo stesso tempo, ilmezzo che mi apriva un mondo nuovo, sconosciuto.
Con loro facevo i miei viaggi dasogno.
Imparavo a conoscere la storia, la cultura, le tradizioni e la politica di questo paese sconosciuto, che così mi diventava sempre più familiare alimentando il mio desiderio struggente di visitarlo, almeno una volta.
Poi più tardi arrivò il primo catalogo di francobolli spagnoli.
Lessi per la prima volta in un libro: Impreso en España.
In verità ancora molti francobolli e cataloghi dovettero viaggiare, prima che finalmente potessi un giorno personalmente conoscere
questo pezzo d’Europa. Naturalmente volli anche incontrare il mio pluriennale amico di penna. Giacché non ci conoscevamo, concordammo di tenere in mano una copia di El Pais, un giornale che io conoscevo già dal tempo del mio relativo essere rinchiusa.
Ora lui, Antonio, era qua, naturalmente davanti al magnifico Palacio de Telecomunicaciones, la Posta centrale di
Madrid, il giornale tenuto con disinvoltura nella mano sinistra, piegato nello stesso
modo.
Il saluto non fu affatto così emozionante, sebbene ci vedessimo personalmente per laprima volta dopo quasi 20 anni.
Ci fu immediatamente una tale familiarità, come se ci fossimo appena lasciati e di nuovo incontrati.
Subito col bus andammo a casa sua, in un quartiere con case a più piani gialloarancio, la cui biancheria stesa, nel mezzo della città,dava un tocco di atmosfera mediterranea.
A casa ci aspettava Manuela, sua moglie, con un’enorme paella valenciana da cui spunta-vano pesci di ogni genere e molluschi. Cosa
facemmo dopo pranzo? Indovinate!
Guardammo francobolli.
Pieno di orgoglio, mi mostrò la sua raccolta che abbracciava, quasi per intero, parecchie annate.
Sullo spazio spagnolo dell’album si stagliava in lettere enormi: República Democrática Alemana.
Si cominciò con francobolli spagnoli e tedeschi.
Poi vennero cataloghi, libri, giornali e per finire viaggi, e con ciò incontri personali con parti d’Europa per me fino ad allora sconosciute.
PS. Ieri ho ricevuto di nuovo posta da Antonio.
Tra l’altro egli scrive che finalmente per sua figlia va molto meglio, ma che è ancora
sotto trattamento medico.
Lei sedeva in uno degli sfortunati treni dell'11Marzo.
