
In pieno clima di guerra fredda, una delegazione di sindacalisti del settore tessile visita il paese del socialismo reale: un viaggio entusiamante, infarcito di propaganda, che mostra un popolo attivo, interamente inquadrato nella macchina lavorativa sovietica, a cui lo Stato assicura benessere e cultura.

6 Luglio
Ore 6,30…
Sulla piazzetta antistante la Parrocchiale di Ranica, ha luogo una semplice cerimonia: un sacerdote sta benedicendo due “vespe”, cariche di bagagli e valigie….
In piedi, vicino a queste, i due proprietari: Amigoni Eugenio, di 23 anni ed il sottoscritto, Gritti Roberto, di 25, stanno a testa china…E’ un momento commovente questo per noi… Teniamo una mano posata sul manubrio delle nostre “Vespe”…. Tra poco, salutati i parenti che in questo momento ci stanno osservando con apprensione, avrà inizio la nostra avventura… E le nostre “Vespe”, in questa avventura, hanno una parte importante, una parte quasi da protagoniste….

Il carteggio tra due Marie Rose: una si trova in Germania, come ragazza alla pari, l'altra in Italia si prepara al matrimonio. La loro corrispondenza tratta scherzosamente grandi e piccoli temi - `problemi della vita` e `lamentazioni corporali` - con un linguaggio ricco di invenzioni e fantasia.

Da povero contadino a commerciante in oro, l'autore, raggiunta la sicurezza economica, può finalmente dedicarsi al calcio, sua grande passione sin da ragazzo, seguendo il Milan, la squadra del cuore, e la nazionale italiana: soddisfa così anche il desiderio di viaggiare e visitare paesi lontani.
Non un diario ma l’accenno a una esperienza personale vissuta a cavallo
di un decennio (1992 – 2002) in cui ho avuto occasione di provare emozioni che anche molti personaggi famosi del’ 700 e dell’ ’800, provenienti soprattutto dal nord Europa, hanno intensamente vissuto a contatto con le bellezze artistiche, archeologiche e naturalistiche della Roma “caput mundi” lasciandone suggestive testimonianze.
Romano di nascita, sin dagli anni della gioventù sono sempre rimasto affascinato dagli scorci più appariscenti e imponenti della Roma antica, dalle architetture, dagli impatti scenografici, ma soprattutto da quella magica atmosfera immanente che incantò quei grandi viaggiatori e che – ad un sensibile e attento osservatore – la città riesce ancora a trasmettere. Attimi dell’oggi in cui rivivono, quasi intatti, gli attimi dei secoli consumati.
Il mio sguardo ammirato e il pensiero rivolto al passato mi ricollegano a sorgenti a me note da tempo: gli scritti, le lettere, i documenti, i dipinti dei personaggi che avevano subito il fascino di una Città il cui solo nome evocava le radici di un grande passato al quale non era rimasta certo estranea l’intera Europa.
Goethe, About, Andersen, Stendhal, Shelley e tanti altri vissero le loro esperienze in Italia ed in particolare a Roma, meta preferita per rivivere un mito, per un completamento ideale della loro formazione culturale, per riscoprire un anello di congiunzione fra la nostra cultura e quella dei loro Paesi.
Era il 1997: si avvicinavano le vacanze estive e si doveva decidere come impiegarle al meglio. La scelta cadde sul “cammino di Santiago”, da Roncisvalle alla Cattedrale, il cosiddetto “camino francès”, che avremmo percorso, che avremmo percorso in parte in macchina, in parte in ciclo, (quello di mio marito) in parte a piedi.
Partimmo, dunque, per la Francia, facemmo tappa a Carcassonne, Lourdes e finalmente arrivammo al passo di Roncisvalle.
Qui incontrammo già diversi “pellegrini”. I più “visibili” erano i ragazzi zaino in spalla e scarponi da trekking, ancora riposati ed entusiasti dell’impresa che li aspettava. Si ebbe subito il senso del “viaggio” che si svelava dell’andare in compagnia di tanti altri “moderni pellegrini”. Entrammo completamente nell’atmosfera del percorso a PUENTE della REINA, il paese che univa tutti i percorsi per Santiago, il vero ingresso degli antichi pellegrini medioevali al “CAMINO”, così battuto che avevano dovuto costruire un ponte per superare il fiume.
Una conchiglia e una zucca per borraccia erano il simbolo del pellegrino, di cui avremmo trovato molte immagini e monumenti lungo il CAMINO Da Puerte della Reina si diparte un lungo sentiero pedonale che attraversa tutta la Spagna fino a Santiago. I pellegrini facevano tappa prima di affrontare la grande pianura che si stendeva davanti a loro.
Abbiamo incrociato diverse volte questo sentiero, ripristinato a spese della comunità europea, lungo più di 800 chilometri e sempre ci siamo sentiti “in cammino” con le persone che lo percorrevano a piedi, sotto il sole; giunte da ogni parte d’Europa per rifare questa “antica esperienza”. Su quel sentiero (il “cammino di Santiago”), più che mai mi sono sentita europea, “in cammino” con altri europei ed orgogliosa di un progetto comune realizzato.
Ripercorrevo con gli altri, in modo pacifico, un percorso tracciato nel medioevo per “fini buoni” e avevo quasi mille anni di storia alle spalle e intorno a me.
È stata una sensazione entusiasmante: per una volta non pensavo alle barbarie e alle guerre, che pure gli europei hanno vissuto e portato in tutto il mondo con la colonizzazione, ma percorrevo un tracciato di pace e di spiritualità, che aveva unito allora i pellegrini e unisce oggi chi affronta le stesse fatiche. C’è una foto che mi ricorda questo momento: sono abbracciata al cartello azzurro del CAMINO col simbolo stilizzato della conchiglia e il cerchio rotondo della Comunità europea.
In mezzo c’è la scritta “Itinerario cultural europeo” la sintesi del significato di questo “cammino” è molto efficace. Lungo il percorso si incontrano città importanti, come Leon e Burgos, ma anche paesini sperduti nel nulla, come CASTROHERIZ, che ancora porto nel cuore e dove si svolgeva allora la XVIII fiera dell’aglio. Si incontrano arte e storia, chiese medievali incredibili, come quelle di FROMISTA e SAHAGUN, il castello del vescovo di ASTORGA o il castello diroccato di PONFERRADA, tutti ristrutturati con i finanziamenti della Comunità europea.
Ovunque, lungo il cammino, si incontrano ostelli o piccoli ritrovi e nell’ultimo paese prima di Santiago, che si chiama PORTOMARIN, i pellegrini appiedati, che non trovano un albergo disponibile, perché ormai sono tanti, vengono ospitati in una grande palestra, dove possono dormire anche per terra col loro sacco a pelo. Li ho visti sulla porta ad aspettare la notte, tanti, soprattutto giovani, che di giorno erano arrivati con i piedi martoriati, pieni di cerotti, soprattutto ai calcagni.
Qualcuno, ricordo una ragazza in particolare, credo francese, era talmente stanca, che girava con gli scarponi slacciati e il calcagno che toccava il bordo, ancora sanguinante, quasi segno distintivo della fatica affrontata per arrivare fin lì. Guardavo incredula questa folla pacifica e ordinata che alla sera si sedeva nei locali comunicando in tutte le lingue europee. Al vederli ho provato un entusiasmante senso di appartenenza e di essere tutti in cammino per la stessa meta.
Il giorno dopo ho rivisto molti di quei volti per le strade di Santiago, dove regnava l’euforia dell’”avercela fatta”, di essere arrivati al traguardo e di festeggiare con gli altri in piazza, la sera, la meraviglia di una Cattedrale che affonda le sue radici nella storia più antica dell’Europa.Edda r.
Il diario di Giulia inizia con uno sfogo che raccoglie le sensazioni di entusiasmo e disillusione di una giovane neolaureata, stretta nell’ambiente che l’ha cresciuta, delusa dal rapporto con l’altro sesso e alla ricerca di un equilibrio, interiore e nella società. Allo stesso tempo è piena di energia, ottimista e fiduciosa nei confronti del prossimo, ama viaggiare, sognare e non vede l’ora di scappare dalla ripetitività delle cose che la circondano. Nel bagaglio di esperienze, storie sentimentali naufragate, alcune mai nate, raccontate con un piglio d’ironia, rassegnazione e speranza di incontri migliori. La felicità c’è, e forse non si vede, forse bisogna solo saperla cercare, in altre direzioni. Forse trasferirsi in una grande città è la risposta. Un nuovo lavoro, una nuova vita, la voglia di ritagliare uno spazio tutto suo in una città di milioni di abitanti, dove ci sono centinaia di cose da fare, vedere, imparare e provare. La sua vita si basa sui turni di lavoro, nei giorni liberi sacrifica le ore di sonno alla spesa, al bucato, alle pulizie, non trova il tempo per coltivare amicizie e fatica a mantenere l’impegno con la scrittura del diario. Si rende conto che non è quello il genere di vita di cui ha bisogno e il distacco da casa lascia il passo alla nostalgia degli affetti:
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Bologna, ricerca frenetica di una casa, telefonate, annunci, agenzie, scadenze. Giornate frenetiche. Via S. Stefano: il negozio dei palloncini, colori e gioia. La smemoratezza della mia amica che dimentica le Pagine Gialle, elemento importante per la ricerca. E allora di nuovo nel negozio a chiedere se, per caso, le avessero trovate. No, ma hanno qualcos’altro da darci. Un libro. Un libro che per strane vie è arrivato fino a loro e, da loro, a me. Un libro sconosciuto, di un autore mai sentito, di una cosa editrice anch’essa ignota.
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